Longway Factory e il viaggio (secondo Laura)
01.04.2008 \ Io non lo so, vado a vedere, Italiano

Ogni strada, piccola o grande che sia, racchiude in sé la potenza di una occasione.
Per noi, da anni, la sfida è quella di saper cercare in tutte le occasioni, una storia che parli e racconti di sé, attraverso le immagini, le parole, le emozioni e i pensieri.
Ogni storia è traccia e percorso di una esperienza, che sa prescindere dall’enfasi e dall’impatto facile, perché contiene l’unicità che respira nel piccolo, nel vicino, nel quotidiano.
Scaviamo nel presente e nel passato, facendo emergere tutto ciò che incontriamo nella “ long way “, che è spazio e misura, gesto e parola, incontro e scontro, verità e sogno.
Il linguaggio fotografico, comunemente, sembra fermare l’istante, quando invece è proprio lì che inizia il racconto; come anche nella parola, non è il tempo che si appoggia, ma è la storia che comincia.
Qualsiasi tempo e qualsiasi istante, lanciano una occasione speciale.
Forme raccolte o scomposte, dove ciò che parla, diventa soggetto assoluto di verità, immensamente piccolo o immensamente grande, non sarà mai mediocre, perché indiscutibilmente reale.
Ciò che resta e spinge costantemente avanti, è la curiosità di aprire porte e gettare ponti fra ciò che è apparentemente reale e ciò che simula l’irreale. Perciò ogni volta il racconto, attraverso le immagini o le parole, diventa curva, orizzonte, inversione, sfida.
Usiamo gli occhi per sentire il presente che scorre davanti a noi; lo cerchiamo il più possibile in una luce trasparente e vera fino in fondo. Il sociale, i rapporti umani, le espressioni artistiche, le leggi della natura, la difesa dei diritti umani, la denuncia delle ingiustizie, l’attualità, non sono solo fatti, sono il presente, trasudano di passato e spingono verso il futuro.
A volte cerchiamo di restituire voce alle storie in silenzio, non ci curiamo dei margini imposti o prevedibili; proviamo a risalire il tempo, studiando le ragioni e le motivazioni antiche di ciò che appare oggi, ai nostri occhi.
Vorremmo comunicare una visione ‘altra’; come fare appoggiare lo sguardo sullo stesso campo e scoprirne un sentiero alternativo, assolutamente reale e presente, nella sua forma di bellezza e mistero, di solitudine e domanda, di sospensione e cammino.

Rilanciare l’unicità perduta e ricomporre i frammenti, tante volte illogici, del tempo; riconquistare spazi di luce e purezza, perché voltandoci indietro, si possa ogni volta, rimanere a bocca aperta!
“Documentare, documento, dal latino documèntum da docère, far sapere, informare, dare forma e per traslato dar notizia, quasi ciò serva a dare forma ed essere ad una cosa dinnanzi agli occhi della mente.”
Documentare, farsi tramite di un tempo che semina e raccoglie, che lascia tracce minime o mastodontiche; tracce che hanno un peso sul cammino e tracce che rendono leggero il passo. Storie che avvicinano i fili della memoria e dipanano i misteri.
Laura Landi
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