Del Barrio, Alfonsina y el mar (backstage video)
15.07.2009 \ Italiano, Progetti in cantiere
Longway Factory sta realizzando un film documentario e un videoclip sul gruppo argentino Del Barrio di Hilario German Baggini, autore delle colonne sonore di Tesfa e Liberamente Angela. In questo video del backstage i musicisti eseguono il brano “Alfonsina y el mar”, composto da Ariel Ramirez e dedicato alla poetessa Alfonsina Storni.
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ALFONSINA STORNI
Nel 1938 la poetessa svizzero-argentina Alfonsina Storni si tolse la vita gettandosi in mare. Dalla sua morte tragica nacque un mito tra i più affascinanti della letteratura di lingua spagnola. Insegnante, attrice, giornalista, ragazza madre e scrittrice, coi suoi versi sciolse il cemento della Buenos Aires del XX secolo e sfidò tutti i pregiudizi.
Chi legge l’opera di Alfonsina Carolina Storni (così sta scritto sull’atto di nascita stilato il 22 maggio 1892 a Sala Capriasca, nel canton Ticino) vi ritrova i caratteri della donna che sta dietro la poesia: una donna di inizio secolo che scrive con voce femminile e potente, sensuale, passionale e cerebrale ad un tempo, contraddittoria e spirituale.
Una donna fragile e forte, che emerge nei momenti chiave della sua storia, senza eccedere, né nascondersi del tutto. Un’artista minuta che si fece lupa quando si trattava di difendere la sua prole e che seppe corteggiare la letteratura parlando di ciò che molti, nella sua epoca, ritenevano indecente.
“Esiste qualcosa di superiore al proprio essere nelle donne: la loro natura.”
Donna del popolo e socialista, fu una grandissima poetessa assieme a Delmira Agustini, Juana de Ibarbourou, Gabriela Mistral, Eugenia Vaz Ferreira, Dulce María Loynaz. Famosa anche in Europa la sua opera fu tradotta in francese ed in italiano.
Alfonsina Storni seppe trovare l’esatta espressione della complessa problematica della donna moderna della sua generazione, al punto che alcuni dividono la poesia femminile argentina in due tappe: prima e dopo Alfonsina. Perché la Storni, di origine italo-elvetica, fu un autentico frutto formato a Buenos Aires, con tutta la carica che la grande città poteva dare:
“Una città dove domina la miseria, quella che si offre al povero per continuare a vivere e quella che si offre all’uomo per persistere nel comunicare.”
In Alfonsina, satura della capitale, nascerà un urgente desiderio di fuggire in cerca di solitudine, cullata dal canto degli uccellini che avevano rallegrato la sua infanzia. Questa visione angosciosa della vita e la ricerca dell’amore sono i topici che incorporerà alla sua inquieta poesia con una febbre che finirà per consumarle l’anima e, biologicamente, il corpo. Tre temi principali emergono nella sua opera: l’amore, l’ansia di vivere e l’angoscia generata della solitudine e dall’incomunicazione.
Nel suo percorso poetico si individuano due tappe ben delineate e differenti: la prima è dominata dall’entusiasmo; ma, raggiunta la consapevolezza ed esaltata la femminilità, Alfonsina si avvede di un mondo oscuro e violento, caratterizzato dall’onnipresente potere dell’uomo (maschilismo).Nella seconda tappa, le asprezze della vita impongono una visione più amara e pessimista dell’esistenza.
Fino ad Ocre (1925), forse si potrebbe dire che “il mondo per lei era un pomeriggio d’oro”, però in Mundo de siete pozos (1934) si manifesta in maniera esplicita la sua ostilità verso quel mondo che lei considera crudele: Agrio está el mundo (Acre sta il mondo). In Llama (Fiamma) i suoi occhi sono “faros de angustia” (fari d’angoscia). In Motivos de ciudad, (Motivi di città) le case si convertono in catacumbas humanas (catacombe umane). In Selva de mi ciudad (Foresta della mia città), le case sono “alcune a fianco alle altre,/ alcune dietro alle altre,/ alcune sopra alle altre,/ alcune davanti alle altre,/ tutte lontane di tutte”. Altro poema fortemente significativo è Soledad (Solitudinie), in cui uno degli aspetti più aspetti più attrattivi è la premonitrice ed ossessiva presenza del mare. In Mascarilla y trébol si trovano tutti i simboli della poesia della Storni, sebbene trattati in forma più dolce e tenera che nel Mundo de siete pozos. E’ questa la parte meno logica, meno intelletuale e meno razionale della sua opera impregnata dalla sua tenerezza per darci l’ultimo e sviscerato addio, poco prima di partire per il suo viaggio senza ritorno.
Alfonsina alcuni giorni prima della sua morte scrisse il poema Voy a dormir (vado a dormire), nel quale, come in una premonizione irreversibile, canta in maniera straziante e malinconica la sua prossima fusione con la Madre Terra avvolta nel brillante sudario del firmamento, mentre en el contestador automático (”nella segreteria telefonica” si direbbe in linguaggio attuale) lascia un laconico messaggio all’essere amato, semplicemente: He salido (Sono uscita).
Il 20 maggio del 1935 la poetessa fu operata per un tumore al seno. La malattia però non si arrestò. Cinque mesi dopo, il 25 ottobre, si gettò in mare da una scogliera presso la spiaggia La Perla, sul Mar de la Plata. Alcuni giorni prima aveva inviato al quotidiano La Nación il suo ultimo poema.
«Denti di fiori, cuffia di rugiada, / mani di erba, tu, dolce balia, / tienimi pronte le lenzuola terrose / e la coperta di muschio cardato. / Vado a dormire, mia nutrice, mettimi giù. / Mettimi una luce al capo del letto / una costellazione; quella che ti piace; / tutte van bene; abbassala un pochino. / Lasciami sola: ascolta erompere i germogli… / un piede celeste ti culla dall’alto / e un passero ti traccia un percorso / perché dimentichi… Grazie. Ah, un incarico / se lui chiama di nuovo per telefono / digli che non insista, che sono uscita…»
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PILAR GALINDO\14.10.2009 @ 10 pm
SIMPLEMENTE MARAVILLOSO!!!!!!!!!! UNA EXCELENTE INTERPRETACION DE UNA DE LAS CLASICAS SUDAMERICANAS ,,, BRAVISIMOOO HILARIO….
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